AMBULATORIO DI ALLERGOLOGIA

La Casa di Cura Beato Palazzolo amplia l’offerta allergologica per collaborazione con la Dr.ssa Giuseppina Manzotti, specialista in Allergologia e Immunologia Clinica.

Il paziente potrà trovare risposta a problematiche di ordine alimentare come reazioni avverse alimento-correlate o intolleranze alimentari, problemi respiratori come rinite e/o asma, disturbi della cute di presunta natura allergica come dermatite atopica o da contatto e orticaria, e mantenimenti di immunoterapie per veleno di imenotteri. E’ inoltre possibile affrontare problematiche da reazioni avverse a farmaci ed eseguire in tal senso i test adeguati grazie all’allestimento di una moderna stanza per attività ambulatoriale complessa con i requisiti per procedure in ambiente ospedaliero protetto.

Se già la Casa di Cura Beato Palazzolo si è distinta negli ultimi anni per una buona proposta allergologica grazie al Dr. Stefano Ranzanici, oggi si disegna essere la struttura allergologica più completa in termini di offerta ai pazienti di tutta la provincia di Bergamo.

La Dr.ssa Manzotti si è formata alla scuola allergologica di Milano e ha esercitato per oltre 15 anni la sua attività allergologica c/o L’ASST Bergamo Ovest nei Presidi di Treviglio e Romano di Lombardia. E’ membro del Consiglio Direttivo Nazionale dell’AAIITO (Associazione degli Allergologi e Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri) e membro della Società Europea di Allergologia (EAACI). Ha partecipato e partecipa a numerosi progetti di ricerca tra cui il Registro Italiano per l’asma grave che è appena nato. E’ responsabile Italiana per la parte respiratoria di un progetto che si chiama “Allergicamente” ed è un progetto di Allergologia Sociale per implementare la conoscenza e l’impatto delle patologie allergiche sia sulla cittadinanza che sugli organi governativi che gestiscono l’accesso alle cure per i pazienti.

Cosa offre l’ambulatorio di allergologia

  • Visita allergologica
  • Prick test pannello alimenti
  • Prick test pannello inalanti
  • Patch test serie standard e metalli
  • Test in MAC per farmaci a tipo antinfiammatori, antibiotici e anestetici locali e altre tipologie di farmaci
  • Test per mezzo di contrasto iodato
  • Dispensazione di immunoterapia con allergene per via Sub- linguale o Iniettiva
  • Presa in carico di pazienti con immunoterapia per veleno di imenotteri provenienti dai Centri Regionali dedicati.
  • Terapie biologiche per l’asma grave o per l’orticaria cronica.

Tipologia di erogazione del servizio

  • In regime SSN
  • Come attività di struttura
  • Privatamente

Prenotazione

Tutte le prestazioni erogate dall’ambulatorio di allergologia sono prenotabili:

  • presso il CUP da LUN a VEN 7-16.45 il SAB 7-11.45
  • chiamando il call center della Casa di Cura al numero 035243105 da LUN a VEN 9.30-12.30 / 13.30-16
  • direttamente da questo sito selezionando il tasto verde “PRENOTA SUBITO”

Approfondimenti

Che cosa è l’allergia
Cosa sono i test allergici
Allergia a farmaci
Allergia e int. alimentari
Allergie respiratorie
Orticaria

Allergie specifiche

La principale causa delle allergie da polvere di casa sono gli acari, minuscoli organismi della lunghezza di 2-3 decimi di millesimo.

Vivono soprattutto nei cuscini e materassi (dove si riscontrano le concentrazioni più elevate), ma anche nelle coperte, nelle poltrone, nei tappeti e nella moquettes, nutrendosi delle desquamazioni (forfore) dell’epidermide umana. Il loro nome scientifico è DERMATOFAGOIDI, che significa appunto mangiatori di pelle. In realtà sono i loro escrementi a contenere l’antigene P1 che è causa dell’allergia.
Quando viene accertata una allergia da dermatofagoidi, la strategia terapeutica consiste da un lato nell’immunizzazione del paziente, mediante la vaccinoterapia specifica, dall’altro nel ridurre il più possibile il contatto del paziente con la fonte dei suoi disturbi. Quest’ultimo punto si ottiene mettendo in atto alcuni provvedimenti che vengono chiamati di BONIFICA AMBIENTALE.
Dati sperimentali ed evidenze cliniche dimostrano che elevati livelli di acari costituiscono un fattore di rischio per la sensibilizzazione allergica, per lo sviluppo di ulteriori sensibilizzazioni e per la comparsa dei sintomi rinitici ed asmatici.

L’esperienza clinica di esperti (ARIA 2001) suggerisce che la riduzione dell’esposizione agli acari sia in grado di migliorare l’intensità dei sintomi allergici.

PRINCIPALI PROCEDURE DI BONIFICA AMBIENTALE DA ACARI
MISURE GENERALI

  • Eliminare dalla camera da letto tutti i ricettacoli di polvere (tappezzeria, moquette, tappeti, peluches, giocattoli, libri, riviste ecc.). Nel caso fosse impossibile rimuovere i libri sarebbe opportuno conservarli in una libreria chiusa. Al posto dei peluches prediligere giocattoli in gomma o legno e comunque facilmente lavabili.
  • Ricoprire il materasso ed il cuscino con coprimaterassi e copricuscini “antiallergici”, disponibili in commercio presso ditte specializzate, in farmacia o presso negozi di articoli sanitari, avendo cura di richiedere sempre la garanzia. Il rivestimento va effettuato in tutti i letti presenti nella camera del paziente. Per il lavaggio dei coprimaterassi/cuscini seguire le indicazioni fornite dalla ditta produttrice e comunque rinnovare le coperture dopo 5 anni circa.
  • Non utilizzare materassi e cuscini in lattice che a sua volta è una fonte allergenica. Utilizzare invece materassi a molle, cuscini di gommapiuma e coperte sintetiche; da evitare materassi di lana o di crine, cuscini di piume, di lana o di crine, trapunte di piuma e coperte di lana.
  • Almeno una volta alla settimana, cambiare lenzuola e coperte e lavarle in lavatrice a temperatura di almeno 60° C. Il lavaggio a secco può rappresentare una valida alternativa. Esporre il più possibile al sole ed all’aria aperta il materasso, i cuscini e la biancheria del letto.
  • Utilizzare preferibilmente letti in legno o metallo e comunque non imbottiti. In quel caso utile aspirare l’imbottitura quotidianamente con aspirapolvere.
  • Per le pulizie utilizzare panni cattura-polvere o aspirapolvere dotati di microfiltro antiallergico (HEPA dall’inglesa High Efficacy Particulate Arrestance). Gli aspirapolvere ad acqua (senza abbinato filtro HEPA) non si sono dimostrati efficaci nell’eliminazione degli acari. Di qualche utilità il vapore a 100° C purché il suo utilizzo sia seguito da adeguata areazione del locale.
  • Quando vengono eseguiti i lavori domestici il paziente dovrebbe preferibilmente essere allontanato dalla stanza o indossare mascherine protettive. Al termine arieggiare la camera per almeno 20 minuti.
  • Non permettere ad animali domestici di entrare in camera da letto.
  • Non fumare in camera da letto
  • Mantenere la temperatura ambientale al di sotto dei 21°C; con umidità relativa < 50%; non utilizzare umidificatori.
  • Pulire mobili e pavimento piuttosto spesso e con panno leggermente umido.

MISURE SPECIFICHE

  • Prodotti chimici a base di piretroidi o benzil benzoato. Si ricordi che le prove scientifiche su efficacia ed innocuità di questi prodotti non sono ritenute sufficienti a raccomandarne l’uso esclusivo per realizzare la prevenzione ambientale. La loro efficacia clinica è inoltre influenzata dal loro uso corretto (quantità, tempo d’azione, penetrazione in profondità); si consiglia pertanto di utilizzare questi prodotti nel modo corretto e in associazione con altre misure di prevenzione
  • Prodotti barriera: coperture anti-acaro che hanno il duplice obiettivo di impedire la penetrazione dei derivati epidermici umani in profondità per nutrire gli acari e il passaggio degli allergeni degli acari in superficie. Devono essere:
    • Impermeabili agli allergeni degli acari
    • Traspiranti per permettere il passaggio del vapor acqueo prodotto dal calore corporeo.
  • Qualsiasi animale col pelo può provocare una reazione allergica.
  • I sintomi si manifestano generalmente dopo settimane o mesi dall’inizio dell’esposizione al contatto con l’animale (più frequenti ed intensi sono i contatti più veloce è l’instaurarsi dell’allergia), dopo l’allontanamento dell’animale responsabile dell’allergia i sintomi possono persistere ancora per mesi.
  • Gli animali che stanno più a contatto con l’uomo sono quelli più spesso responsabili dell’allergia; i gatti sono più allergizzanti dei cani.
  • Essere allergico ad un animale non implica essere allergico a tutti gli animali, tuttavia chi già presenta un’allergia ha un rischio maggiore di svilupparne un’altra. Chi è allergico al gatto è in genere allergico a tutte le relative razze (europeo, siamese ecc.) e ad altri felini (tigri, leoni).
  • I sintomi dell’allergia agli animali si manifestano solitamente quando vi è un contatto diretto con l’animale, ma possono manifestarsi anche in modo indiretto se si soggiorna in luoghi dove l’animale vive.
  • Può manifestare sintomi di allergia anche il bambino che non ha il gatto in casa, in questo caso sono importanti i compagni di scuola che posseggono gatti e che trasportano i derivati epidermici sui vestiti e sui maglioni.

 Cosa fare quando si è allergici agli animali?

  In presenza di sintomi clinici significativi:

  • il gatto va lavato ogni settimana in abbondante acqua (almeno 30 litri) con particolare attenzione alle regioni delle orecchie
  • se questo non è possibile e l’animale vive in casa, esso va assolutamente allontanato e va fatta una pulizia a fondo della casa eliminando dall’ambiente tutto quello che può trattenere il pelo del gatto (tappeti, moquette ecc)
  • usare frequentemente l’aspirapolvere con filtro adatto (HEPA)
  • se l’animale non vive in casa,il bimbo non deve frequentare case che ospitano quel tipo di animale (in Italia il 30 – 40 % delle famiglie possiede un cane e / un gatto)
  • attenti ai compagni di scuola che posseggono gatti. I bambini sani possessori di un gatto,se vanno a scuola con un bambino allergico al gatto,devono indossare a scuola maglioni diversi da quelli che indossano a casa.
  • le manovre di profilassi ambientale per acari vanno attuate anche in caso di allergia ai derivati epidermici del gatto; nel materasso, infatti, l’allergene del gatto può persistere per 10 anni. Tali misure sono valide,se in casa non c’è nessun gatto.
  • misure analoghe nei confronti dei cani vanno prese in caso di allergia a questo animale.
  • gli animali a pelo corto e quelli che non perdono pelo provocano l’allergia perchè le sostanze allergizzanti non sono soltanto nel pelo ma anche nella forfora o nella saliva.

Da : “ Allergologia per il pediatra : appunti ; Silvio Pizzuteli 2009, Editeam”

Cos’è?
L’eczema atopico o dermatite atopica è una malattia infiammatoria cutanea caratterizzata da intenso prurito, decorso protratto, distribuzione tipica delle lesioni cutanee e frequente familiarità per allergopatia. La malattia colpisce prevalentemente i soggetti in età pediatrica con una prevalenza nella popolazione di circa il 10%, ma anche la popolazione adulta.

Le cause
Si tratta di una malattia a patogenesi multifattoriale, nella quale non è riconoscibile una sigola causa, ma sono coinvolti più fattori che probabilmente agiscono in sinergia.

Gli studi effettuati sino ad ora hanno evidenziato le seguenti cause:

  • Genetiche: nelle malattie atopiche la familiarità riveste un ruolo particolarmente importante, tanto che i figli di genitori entrambe allergici hanno il 70% di probabilità di sviluppare una patologia dello stesso tipo.
  • Allergologiche: l’elevato riscontro di sensibilizzazioni cutanee verso gli allergeni (soprattutto respiratori ma anche alimentari) ha fatto pensare ad un importante ruolo eziologico di tali sostanze nello sviluppo ma soprattutto nella riacutizzazione della dermatite atopica. Tra gli allergeni più comunemente coinvolti gli acari della polvere sembrano sensibilizzare circa il 90% degli adolescenti e degli adulti affetti da eczema atopico. Una profilassi ambientale adeguata nei confronti dei dermatophagoides potrebbe comportare un miglioramento delle lesioni cutanee. Anche la sensibilizzazione nei confronti dei derivati epidermici di cane, gatto e cavallo è piuttosto frequente e quindi il contatto ripetuto con tali animali dovrebbe essere evitato. Il ruolo degli allergeni alimentari nella dermatite atopica è ancora molto controverso. Molti dei soggetti affetti da questa malattia riferiscono una riacutizzazione della sintomatologia dopo ingestione di alcuni alimenti. Tra i soggetti atopici, prevalentemente nella prima infanzia, esiste un elevato grado di sensibilizzazione cutanea nei confronti degli allergeni alimentari più comuni (uova, latte, arachidi, pesce). Alcuni autori hanno ipotizzato che la permeabilità intestinale di questi soggetti sia aumentata e sia quindi facilitato l’assorbimento di proteine alimentari potenzialmente allergizzanti.
  • Irritative: l’uso di detergenti irritanti, la lana, l’esposizione professionale a sostanze irritanti potrebbero peggiorare le manifestazioni eczematose anche nell’adulto.
  • Infettive: le infezioni locali e sistemiche possono scatenare una risposta eczematosa nella dermatite. Tra gli agenti infettivi chiamati in causa il principale è lo Stafilococco Aureus che può essere riscontrato sulla cute in oltre il 90% dei pazienti con dermatite atopica. Troviamo inoltre la Candida Albicans e il Piytirosporum Ovale (che sono miceti).
  • Ormonali ed emozionali: gli ormoni femminili, ma secondo recenti scoperte anche quelli maschili potrebbero influire sulla recrudescenza della malattia, così come lo stress psicologico.

Manifestazioni e sintomi
L’eczema atopico può avere differenti espressioni cutanee ma nella maggior parte dei casi sono rappresentate da eritema, papule superficiali e piccole vescicole che tendono a rompersi facilmente, anche in seguito a trattamento, con formazione di croste.

Le caratteristiche delle lesioni tendono a differenziarsi anche in funzione dell’età del soggetto.

  • In età pediatrica sono localizzate più frequentemente al viso (regione palpebrale, con pieghe sottorbitarie, periorale e guance), alle superfici estensorie degli arti (pieghe dietro alle ginocchia e pieghe dei gomiti).
  • In età adolescenziale ed adulta il continuo trattamento e le escoriazioni che ne derivano possono far assumere alla pelle un tipico aspetto lichenificato con infiltrazioni (la pelle appare quasi ispessita) e desquamazione.

Nelle donne si localizza frequentemente nelle zone periareolari del capezzolo, mentre in alcuni soggetti esposti a sostanze irritanti per motivi professionali, potrebbe localizzarsi prevalentemente sulla pelle delle mani.

L’aspetto più importante sia in età pediatrica che adulta è rappresentato dalla secchezza della pelle, che anche in assenza di tipiche vescicole è normalmente molto marcata.

Diagnosi
Viene formulata essenzialmente sulla base della storia clinica, della distribuzione e della comparsa delle lesioni.

E’ comunque indispensabile inquadrare la malattia dal punto di vista allergologico attraverso l’esecuzione di test in vivo (cutanei) ed in vitro (esami del sangue) al fine di individuare eventuali cause allergologiche della malattia.

 

Norme di comportamento

  • Sono sconsigliati lavaggi frequenti con prodotti aggressivi e molto schiumogeni o contenenti sostanze irritanti o sensibilizzanti (lanolina, profumi); inoltre l’immersione in acqua molto prolungata non è raccomandabile. Sono consigliati bagni e docce rapide, non eccessivamente frequenti, utilizzando prodotti non aggressivi (molto idratanti). Il curante potrà consigliare ottimi prodotti ipoallergenici e idratanti per pelli atopiche.
  • Vestiario: evitare gli indumenti troppo pesanti di lana o sintetici, a contatto con la pelle ( per ridurre la sudorazione) e capi di abbigliamento colorati con colori scuri specie se sintetici. Utilizzare indumenti di cotone o lino di colore bianco e quanto più lisci possibile. Sono attualmente disponibili anche speciali tessuti tecnici studiati appositamente per cute con dermatite atopica per i qali lo specialista saprà dare suggerimenti. Attenzione anche agli accessori quali bottoni, cerniere, elastici, etichette che possono essere fabbricati con materiali allergenici. Evitare il contatto diretto della pelle con materiali in gomma o pelli conciate (elastici, cinture, bretelle).
  • Casa: gli ambienti di casa devono essere puliti, areati, privi di muffa; utile mettere in atto le misure di bonifica ambientale per acari della polvere (se allergici agli acari) ed evitare animali domestici come cani e gatti. Le temperature dei locali non devono mai essere troppo elevate ed è auspicabile un discreto grado di umidità (35- 45%).
  • Sole: il problema dell’esposizione al sole dei bambini con eczema atopico è controverso. Da un lato il sole può accelerare la risoluzione delle lesioni ma anche disidratare eccessivamente la pelle. E’ consigliabile discutere un programma di fotoprotezione caso per caso con il proprio medico.

Trattamenti

  • Gli emollienti applicati sulla cute sono una parte fondamentale della terapia della dermatite atopica e devono essere utilizzati cronicamente per poter ottenere un risparmio di cortisonici topici
  • Cortisone in forma sistemica o più frequentemente topica in diverse formulazioni (che sarà cura del medico indicare) rimane a tutt’oggi insostituibile con un rapporto di efficacia/sicurezza elevatissimo
  • Antistaminici buona azione antinfiammatoria e riduzione del prurito (spesso insufficienti se usati da soli)
  • Farmaci definiti “immuno-modulatori” sia per uso topico che sistemico con modulazione della risposta immunitaria cutanea.
  • Fototerapia: raggi UVB e UVA ben tollerati e di valida efficacia.
  • Trattamenti antibiotici/antimicotici (secondo necessità ed indicazione del curante)

NB.: La diagnostica per allergia al veleno di imenotteri è attualmente appannaggio dei “Centri Allergologici individuati da Regione Lombardia”. Presso il nostro Centro è possibile la Presa in Carico di pazienti già diagnosticati per la somministrazione di Immunoterapia”.

Si stima che per provocare la morte di un soggetto per anafilassi occorre una dose di veleno pari a 100 punture d’insetto, mentre per un soggetto allergico ne può bastare una sola.

Quanto è frequente tale allergia?
L’allergia al veleno di imenotteri è diffusa in tutte le aree geografiche e le manifestazioni cliniche variano da banali reazioni localizzate (prevalenza di 3.1-17%) a severe reazioni generalizzate (prevalenza dello 0.15-3.3%) di tipo respiratorio e cardiocircolatorio che si possono complicare fino alla morte. Le reazioni più gravi e i decessi si verificano soprattutto dopo i 40 anni a causa di una maggiore frequenza di patologie cardiovascolari e terapie farmacologiche concomitanti, in grado di interferire con i meccanismi di compenso che si instaurano nel corso di una reazione anafilattica. Le reazioni severe nella popolazione generale sono stimate attorno a 1.8/100.000 abitanti/mese.

A tutt’oggi è difficile stimare la percentuale di soggetti allergici al veleno degli imenotteri: ad esempio i decessi di cacciatori causati da punture vengono diagnosticati come dovuti ad arresto cardiaco e non a shock anafilattico.

Quali sono i fattori di rischio?
I fattori di rischio per le reazioni sistemiche sono: la stagione (estate), l’età adulta e l’atopia. I fattori di rischio per le reazioni sistemiche severe sono: la sede della puntura (più pericolose le punture al volto), l’età (anziani), il concomitante uso di farmaci (antipertensivi cioè beta-bloccanti e ACE inibitori), il tipo di allergene (l’ape è più pericolosa della vespa), la comorbidità (contemporanea presenza di patologie cardiache e respiratorie), l’esercizio fisico e il consumo di alcool.

Sintomi di allergia al veleno di imenotteri
I sintomi di shock anafilattico si manifestano entro 10-20 minuti dalla puntura e si presentano con

  • vampe di calore
  • orticaria
  • prurito
  • difficoltà respiratorie (broncospasmo)
  • abbassamento della pressione arteriosa con conseguente giramento di testa.

L’edema interessa rapidamente il volto, gli occhi , la lingua e la laringe con segni di varia gravità.

È necessario raggiungere il più velocemente possibile un centro di Pronto Soccorso che contrasterà la reazione anafilattica con uno specifico farmaco: l’Adrenalina.

Quali sono le manifestazioni cliniche di allergia agli imenotteri
Reazioni locali caratterizzate da arrossamento e gonfiore nella sede della puntura di diametro non superiore ai 5 cm, sono da ritenersi normali, mentre lesioni più estese possono avere origine sia allergica sia tossica, in quest’ultimo caso la reazione è dovuta a numerose punture e quindi alle componenti irritanti del veleno.

Le reazioni generalizzate possono coinvolgere l’apparato respiratorio (asma, edema della glottide), cardiovascolare (anafilassi), digerente (nausea e vomito) e la cute (orticaria/angioedema).

Se la reazione compare pochi minuti dopo una o poche punture è causata verosimilmente da un meccanismo allergico immediato; viceversa se è scatenata da numerose punture (>50) è una reazione tossica.

Prevenzione e consigli (per i soggetti allergici)
Gli allergici al veleno di imenotteri che hanno manifestato reazioni di shock anafilattico, dopo la puntura di insetto, anche gravi, oggi possono disporre dell’uso di adrenalina autoiniettante (in monodose per adulti o bambini) costituita da una fiala che si mantiene stabile a temperatura ambiente per un anno circa.

Immunoterapia ai veleni
Per i soggetti con storia di anafilassi grave è possibile ricorrere all’immunoterapia, una terapia antiallergica innovativa, basata sulla somministrazione dosata e progressiva di veleno d’insetto purificato, la terapia è seguita a cicli periodici e permette ai soggetti sensibili di condurre una vita normale.

L’immunoterapia (vaccino) è indicata solo nei casi di precedenti reazioni generalizzate e in soggetti a rischio (agricoltori, frequentatori di boschi e chi abita in prossimità di alveari,) e va effettuata per la durata di almeno 3-5 anni. La sua totale efficacia nell’ambito delle allergopatie, determina il maggior grado di soddisfazione per il paziente e lo specialista.

In ogni caso è fondamentale che il paziente allergico al veleno di imenotteri porti sempre con sé un kit di farmaci di emergenza che può autosomministrarsi in caso di puntura (antistaminici, cortisonici e adrenalina).

Purtroppo non è possibile riconoscere a priori se un soggetto è allergico al veleno degli imenotteri solo una prima puntura può rivelarne la sensibilità.

 Come si pone la diagnosi di allergia a veleno di imenotteri
Per diagnosticare l’allergia al veleno di imenotteri si ricorre a test cutanei e prelievi di sangue, ma è di fondamentale importanza il racconto del paziente per risalire all’insetto pungitore.

Gli imenotteri di interesse allergologico comprendono: ape, vespa, e calabrone.

In assenza di sicure informazioni, la permanenza del pungiglione in sede di puntura o la vicinanza di alveari orientano verso le api, mentre punture ripetute da parte dello stesso insetto o la provenienza da nidi posti nel terreno o sotto le grondaie sono caratteristiche delle vespe.

Il paziente è innanzitutto sottoposto a prick test e intradermoreazione, esami cutanei che vengono effettuati con estratti purificati dei veleni degli imenotteri più diffusi nel nostro territorio (Apis mellifera, Vespulas species, Polistes specie, Vespa crabro) e RAST, prelievo di sangue, che permette di quantificare gli anticorpi circolanti.

CHE COS’È IL LATTICE:
Il lattice naturale è un liquido estratto dall’albero della gomma (Hevea brasiliensis) che, una volta raccolto, tende a solidificare, dando origine alla gomma naturale. L’allergia al lattice è andata diffondendosi a partire dagli anni ’80, ovvero da quando l’uso di guanti di lattice ed altri manufatti (es. preservativi), per proteggersi dal rischio di infezioni  (soprattutto AIDS ed epatiti), è progressivamente aumentato; inoltre, l’introduzione dell’amido di mais come polvere lubrificante per guanti ne ha aumentato l’allergenicità.

I soggetti maggiormente esposti al rischio di sensibilizzazione sono soprattutto coloro che operano in campo sanitario e le persone sottoposte a più interventi chirurgici o altre manovre in cui vi sia ripetuto contatto con gli allergeni del lattice.

I sintomi, che si manifestano al contatto diretto con esso, comprendono diversi tipi di reazioni allergiche:

  • quelle di tipo immediato, mediato da IgE (orticaria localizzata o diffusa, con o senza angioedema, oculorinite, asma bronchiale, shock anafilattico)
  • quelle di tipo ritardato, di tipo cellulo-mediato (eczema da contatto).

Le manifestazioni cliniche si verificano anche per esposizione al lattice per via inalatoria, in quanto la polvere lubrificante dei guanti, costituita per lo più da amido di mais, è in grado di assorbire e veicolare per via aerea antigeni del lattice in concentrazioni elevate e tali da determinare la comparsa di sintomi respiratori. Per tale motivo non è sufficiente utilizzare presidi sanitari a basso contenuto in latice, ma è necessario utilizzare materiali alternativi al lattice.

In alcuni casi, vi può essere una cross-reattività allergenica fra lattice ed alcuni frutti tra cui i più frequentemente implicati sono: banana, avocado, kiwi, castagna, ananas, pomodoro, melone, pesca, papaia,  patata.

La presenza di IgE specifiche (RAST) per lattice >3.5 kUA/L è significativo fattore di rischio per comparsa di manifestazioni cliniche da lattice in soggetti affetti da spina bifida e sensibilizzati al lattice o in soggetti che hanno subito 2 o più interventi chirurgici. In tali pazienti si pone il problema di quale comportamento adottare in caso di eventuale intervento chirurgico (se il soggetto atopico sensibilizzato al latice deve subire il primo intervento chirurgico la probabilità che egli abbia una reazione allergica al latice è pari al 50%, mentre in caso di secondo intervento tale probabilità sale al 90%).

In soggetti con allergia al lattice è quindi indispensabile eseguire qualsiasi manovra medico-chirurgica utilizzando materiali non in lattice, organizzando i cosiddetti “percorsi ambulatoriali/ospedalieri latex safe” cioè presidi medico-chirurgici senza lattice in strutture sanitarie che comunque presentano contaminazione ambientale con lattice (es. la normale sala operatoria nella quale per l’occasione vengano usati solo presidi senza lattice). Nei casi più gravi sono invece necessarie anche strutture (quali sale operatorie o ambulatori) con caratteristiche “latex-free” ciò pensate sin dall’inizio per essere del tutto senza lattice, quindi senza che mai ci sia stata contaminazione con particelle di lattice, ovviamente disponibile solo in certi Presidi Ospedalieri che funzionano da riferimento regionale per l’allergia al lattice.

INDICAZIONI PER ALLERGIA AL LATTICE

I soggetti che risultano essere affetti da allergia al lattice devono pertanto evitare l’uso dei prodotti qui sotto riportati:

Esempi di manufatti contenenti lattice naturale
Oggetti per uso medico e odontoiatrico
Guanti chirurgici, cateteri vescicali, palloni (ad es. tipo Ambu), maschere anestesiologiche, tubi endotracheali, cateteri per clisteri di bario, cannule per uso intravenoso, tourniquets, cerotti, barriere interdentali, elastici per apparecchi dentali, apparecchi ortodontici in gomma, ecc.

Presidi anticoncezionali:
Profilattici, diaframmi.

Oggetti per l’infanzia:
Tettarelle, succhiotti, palloncini, giocattoli.

Equipaggiamenti sportivi:
Pinne, maschere subacquee, accessori per la vela, palle e palloni sportivi.

Indumenti e calzature:
Bende elastiche, scarpe di gomma, suole scarpe da ginnastica.

Arredi e manufatti per uso domestico:
Guanti per uso domestico, tende per la doccia, borse dell’acqua calda, materassi ad aria, rinforzi per i tappeti, isolanti per porte e finestre, adesivi.

Varie:
Gomme per cancellare, francobolli.

Il lattosio è lo zucchero che caratterizza il latte di tutti i mammiferi viventi.
Nell’intestino umano è presente un enzima denominato LATTASI che taglia il lattosio in zuccheri più semplici ( glucosio e galattosio) che vengono così assorbiti.
L’intolleranza al lattosio è legata al deficit di Lattasi. Se questo enzima è diminuito o non funzionante, la molecola del lattosio non può essere tagliata in parti più piccole per essere assorbita. Il lattosio non digerito tende a essere irritante sull’intestino e a dar vita a processi di fermentazione con sviluppo di gas intestinale. La sintomatologia clinica che ne deriva può comprendere meteorismo, flatulenza, diarrea, crampi addominali, alvo alterno (stitichezza alternata a diarrea), senso di peso epigastrico, dispepsia  e anche sonnolenza o cefalea da digestione lenta.
Si possono anche verificare squilibri della flora batterica intestinale e talvolta si assistono a frequenti infezioni da Candida Albicans a livello genitale.

Perchè la lattasi diventa deficitaria?
Nel corso degli anni c’è una fisiologica tendenza alla riduzione dell’attività lattasica (perciò generalmente i bambini tollerano bene il latte mentre gli adulti un po’ meno).  Anche gastroenteriti virali, batteriche o parassitarie possono instaurate una transitoria o più duratura intolleranza al lattosio e lo stesso anche terapie antibiotiche prolungate.

Il deficit di lattasi non è un fenomeno “Tutto o nulla” bensì un fenomeno “scalare”.
Ciascun soggetto conserva una sua personale soglia di tolleranza al lattosio che può essere elevata o molto bassa. Pertanto ci sono soggetti intolleranti che comunque tollerano alcuni alimenti contenenti lattosio (come lo yogurt) e altri che non li tollerano affatto. Qualcuno può tollerare 20 gr di lattosio ma non 30 gr e qualcun altro tollera solo quote molto più basse. Lo yogurt contiene fino al 40% in meno del lattosio del latte per via di processi di fermentazione batterica e pertanto spesso è tollerato. Inoltre tra i batteri dello Yogurt vi è una betagalattosidasi che si attiva nel duodeno e nel digiuno e che contribuisce alla digestione del lattosio. Sempre a causa di processi fermentativi anche il formaggio grana non contiene lattosio ed è un valido supplemento di calcio per coloro che non tollerano i latticini.

Suggerimenti pratici
Tanto più i latticini sono freschi e tanto più contengono lattosio in particolare ricchi di lattosio sono la mozzarella, la ricotta, i formaggi spalmabili, la panna da cucina ed il burro. Non contengono lattosio: Asiago, Caciocavallo, Caciotta Toscana, Emmental, Fontina, Pecorini, Provole, Scamorze.
Il lattosio è utilizzato spesso come eccipiente nelle preparazioni farmacologiche, ma la dose è talmente bassa che può essere tollerata anche da chi ha spiccata intolleranza. L’intolleranza al lattosio e l’allergia alle proteine del latte vaccino sono due entità molto diverse!
L’allergia al latte è la produzione di anticorpi specifici verso alcune frazioni proteiche del latte. Generalmente è una patologia dell’età pediatrica che viene poi superata crescendo e se persiste in età adulta può essere molto pericolosa sin anche allo shock anafilattico. Si tratta di vera e propria allergia alimentare che si manifesta con orticaria, angioedema, crampi addominali e vomito immediato, broncospasmo, edema della glottide e/o altro.
L’intolleranza al lattosio ha sintomi sfumati e fastidiosi, ma non gravi e mai mortali.
In caso intolleranza al lattosio non ha nessun senso assumere latte di altri mammiferi come pecora, capra o asina perchè tutti contengono lattosio!

La diagnosi di intolleranza al lattosio non è solo clinica….. spesso ci si accorge spontaneamente.
La diagnosi di certezza si ottiene con breath test (con misurazione dell’idrogeno esalato) o con test da carico di lattosio (con prelievo ematico) su indicazione medica.

Cosa sono le muffe:

  • Le muffe sono microrganismi appartenenti al regno vegetale; durante il loro ciclo di vita producono spore di forma sferica e di dimensioni molto piccole (assai simili ai pollini) che si disperdono nell’aria durante il periodo di sporulazione (principalmente nella tarda primavera e autunno) e causano i sintomi dell’allergia.
  • In ogni metro cubo di aria sono disperse migliaia di spore fungine derivate dalle oltre 100.000 specie di miceti presenti in natura: nelle aree con densa vegetazione e fogliame (prati, boschi e foreste), nelle zone agricole specialmente nel corso di operazioni di mietitura, sui cumuli di legname, paglia, fieno, concime e ancora nei magazzini e silos di derrate alimentari. Su questi substrati i funghi si comportano da saprofiti sulle sostanze organiche intervenendo nei processi di decomposizione, da parassiti su microrganismi viventi sia animali che vegetali.
  • Tra le muffe più allergizzanti in Italia, presenti abitualmente nell’atmosfera, ricordiamo l’Alternaria e il Cladosporium.
  • Fattori idonei per la crescita di miceti sono: la temperatura compresa tra 18 e 32 °, benché alcuni (Cladosporium) tollerino temperature ben più basse creando problemi per la conservazione delle derrate nei frigoriferi, mentre altre come l’Aspergillus siano termotolleranti fino a circa 70°C. 2. L’umidità relativa con un optimum compreso tra il 75 e il 95% rappresenta l’ulteriore condizione indispensabile per lo sviluppo fungino: pioggia, umidità, correnti aeree, favoriscono la produzione, la liberazione e la diffusione delle spore.
  • Le condizioni ideali per lo sviluppo all’interno delle abitazioni si verificano sulle pareti, tappezzerie, moquettes e pavimenti di locali ad elevata umidità, oltre che nel bagno, doccia e tubi di scarico.
  • I funghi possono anche attecchire sui tessuti, vecchi abiti, oggetti di cuoio e gomma, su cumuli di carta e sulle derrate alimentari, anche se conservate in frigorifero (formaggi, salumi, agrumi, marmellate, burro, fragole, cereali).
  • Particolare attenzione agli impianti di condizionamento d’aria sia centralizzati che singoli, compresi quelli delle autovetture, nonché gli umidificatori che possono essere inquinati da miceti e disperdere di conseguenza veri aerosol di spore.

CONSIGLI PER LIMITARE L’ESPOSIZIONE A FUNGHI NEGLI AMBIENTI INTERNI

Negli interni tre sono gli elementi che contribuiscono alla presenza abnorme di spore fungine:

  1. L’umidità (se > del 50%)
  2. La mancanza di luce
  3. La polvere

Per limitare la carica di spore negli ambienti chiusi (indoor) si consiglia:

  1. Frequente areazione degli ambienti: 30 minuti almeno 2 volte al dì
  2. Non tenere alcun locale senza riscaldamento in inverno
  3. Non asciugare la biancheria ed indumenti all’interno di locali
  4. Riparare i difetti di isolamento (eventuali lavori edili di sanificazione su tetti e grondaie e quanto assicuri il drenaggio delle acque piovane, nonché imbiancatura di pareti e soffitti).
  5. Intensificare le pulizie domestiche (detersione con adeguati prodotti quali candeggina, formaldeide-Lysoform o alcol diluito).
  6. Aumentare la ventilazione nelle stanze da bagno
  7. Ridurre la presenza di piante all’interno dell’abitazione.
  8. Evitare la presenza di alimenti conservati a lungo o ammuffiti.
  9. Non mangiare alimenti che contengono muffe come funghi, carne e pesce affumicati, conserve e frutta secca.

CONSIGLI PER LIMITARE L’ESPOSIZIONE A FUNGHI NEGLI AMBIENTI ESTERNI

  1. Ricordare che la massima concentrazione di spore nell’aria si ha alla fine dell’estate e all’inizio dell’inverno.
  2. Evitare di passeggiare in campagna in tarda estate nel corso delle operazioni di mietitura del frumento o del mais.
  3. Evitare di passeggiare nei boschi o più semplicemente di spazzare dai giardini foglie cadute da molto tempo, specialmente nel periodo critico.
  4. Non soggiornare in ambienti abitati solo saltuariamente, le cantine, le stalle, le serre.

ALLERGIA AL NICHEL: CHE COSA DOBBIAMO SAPERE?

L’ALLERGIA AL NICHEL
Il nichel (Ni) è un metallo argenteo che appartiene al gruppo del ferro. L’allergia al Nichel è  principalmente una forma cutanea definita “ Dermatite da contatto allergica” (DAC) e occorre con meccanismo allergico ritardato in quanto mediato da cellule (Linfociti T) e non da anticorpi di classe IgE come nel caso delle classiche allergie come  “il raffreddore da fieno”.

Attraverso la cute, il soggetto entra in contatto con l’allergene nichel e le cellule imparano a riconoscerlo come “sensibilizzante”. Ad ogni nuova esposizione della pelle al metallo, nel giro di 24-36 ore le cellule della zona di cute esposta si attiveranno dando origine ad una alterazione cutanea infiammatoria definita “Eczema da contatto” (lesione con arrossamento cutaneo, essudazione di liquido giallognolo ed estremo prurito).

Di fatto è una forma di allergia molto comune e facilmente riconosciuta anche dal paziente, basti pensare all’irritazione che occorre ai lobi delle orecchie di persone sensibilizzate indossando orecchini che rilasciano nichel. Questa dermatite risolve nel giro di qualche giorno anche con l’impiego di creme cortisoniche e l’astensione dal contatto con il Nichel ne determina la guarigione.

FORME SISTEMICHE DI ALLERGIA AL NICHEL
Oggi si riconoscono forme di “Sindrome Sistemica Allergica da Nichel (SNAS)”. Si tratta di dermatiti non limitate ai punti di contatto con il metallo a volte associate a sintomi generali, dopo esposizione al nichel, che raggiunge la cute o la mucosa intestinale attraverso l’ingestione, l’inalazione, il contatto mucoso (soprattutto nella cavità orale), e la somministrazione parenterale (via endovenosa), generalmente dopo una precedente sensibilizzazione da contatto.

I quadri clinici di SNAS si manifestano con una latenza di poche ore fino a qualche giorno con segni e sintomi isolati o associati quali:

  • Quadri cutanei: eczema, riacutizzazione di lesioni precedenti, disidrosi palmo-plantare, eritema diffuso con dermatite delle pieghe (gomiti, ascelle inguine), orticaria-angioedema, vasculite (infiammazione dei vasi cutanei).
  • Sintomi sistemici: cefalea, malessere, febbre, artralgie.
  • Sintomi gastro-enterici: nausea, vomito, alvo sciolto con vere e proprie alterazioni istopatologiche della mucosa gastrica/intestinale.
  • Sintomi respiratori: rinite e asma (rarissimi).

Le SNAS sono forme molto rare con una prevalenza di circa l’1% dei soggetti allergici a Nichel.

DIAGNOSI DI ALLERGIA A NICHEL.
L’esame clinico non è mai sufficiente a stabilire se un eczema sia di natura allergica o meno, ma l’anamnesi senza dubbio può orientare molto la diagnosi. Il test più importante per la diagnosi di dermatite da contatto allergica (DAC) è il Patch test.

Consiste nel porre a contatto della cute del paziente l’allergene sospettato in concentrazione NON irritante per almeno 48 ore, tempo dopo il quale la reazione cutanea comincerà ad innescarsi se la pelle era precedentemente sensibilizzata. La lettura della cute avviene ad altre 24-48 ore di distanza (72-96 ore dall’applicazione del test).

Come sempre in allergologia, il problema principale è correlare la positività del test con la rilevanza clinica del test stesso: quanto il risultato positivo è importante o rilevante ai fini della spiegazione dei sintomi del paziente, ai fini della diagnosi appunto! Un test marcatamente positivo potrebbe essere solo espressione di sensibilizzazione al nichel senza che il paziente ne abbia delle reali manifestazioni cliniche, in tal senso può avere poco valore o essere fuorviante.

Se il sospetto è di sindrome sistemica da nichel (SNAS), oltre al patch test, diventa necessario porre il paziente in dieta di eliminazione per tempo adeguato sino a remissione o miglioramento notevole dei sintomi e/o a test di scatenamento a dosaggi standardizzati e crescenti, valutando la risposta clinica del paziente. Il test di provocazione deve essere condotto da operatori esperti in centri allergologici dove la SNAS è ben conosciuta, dato che il risultato non è sempre di facile interpretazione.

TERAPIA E DESENSIBILIZZAZIONE
La terapia della DAC è semplice. E’ sufficiente NON porre il Nichel a contatto con la cute. Nessuna restrizione dietetica o altra misura comportamentale è necessaria.

Nel caso di SNAS la dieta priva di Nichel è necessaria e fondamentale. Esistono regimi dietetici bilanciati che devono essere adottati dal paziente anche con l’aiuto e il supporto di un dietista competente rispetto alla problematica specifica.

Una strategia che nel tempo sembra dimostrarsi vincente è la desensibilizzazione per via orale. Il nichel viene risomministrato al soggetto allergico in dosi quotidiane e controllate per via orale (ingerito) con l’obiettivo finale di renderlo di nuovo tollerato dal sistema immunitario.

Al momento la terapia desensibilizzante per nichel è riconosciuta sicura, seppur ancora controversa in termini di efficacia e ulteriori studi in tal senso sono in corso.

CURIOSITA’ E MITI DA SFATARE
Chi ha una dermatite limitata ai punti di contatto con metalli (DAC) NON ha bisogno di nessuna dieta! La SNAS è rara!

La “pancia gonfia” o i disturbi di stomaco e intestino più vari non si possono semplicisticamente ridurre a eccessivo apporto di nichel! Per la diagnosi di SNAS è il percorso è lungo e passa da diete di privazione di nichel e test di provocazione orale eseguiti dallo specialista! E’ lecito dubitare di coloro che senza opportunamente studiare il paziente lo “etichettano” come allergico al nichel imponendogli inutili restrizioni.
La dieta povera di nichel è molto in auge attualmente ma lo sono anche i piercing. In letteratura è riportato che questi presidi, pur essendo di acciaio tendono a predisporre alla sensibilizzazione al nichel. Prima di cominciare la dieta …togliamo il piercing!
Gli apparecchi ortodontici invece sembrano, allo stato attuale delle conoscenze, non impattare in senso negativo sulla predisposizione all’allergia al nichel, peraltro non usato per la realizzazione di questi presidi. I dati epidemiologici hanno dimostrato il contrario, cioè un effetto “preventivo” quando portati prima che insorga l’allergia al metallo.

Che cosa sono i pollini?
Il polline è il seme maschile dei fiori. È costituito da piccoli grani di forma diversa a seconda delle specie vegetali, invisibili ad occhio nudo.
Tra le famiglie vegetali implicate nella allergia al polline (detta anche pollinosi) vi sono in primo luogo le graminacee (frumento, segale, orzo, gramigna, logliarello), gli alberi come le oleacee (olivo, frassino), le betullacee (betulla, ontano), le salicacee (salice, pioppo), le plantacee (platano), le fagacee (faggio,castagno, rovere, leccio, quercia) e le piante erbacee come le urticacee (parietaria) e le composite (assenzio, margherita, girasole).
La pollinosi si produce nelle persone allergiche quando la concentrazione del polline nell’aria raggiunge una determinata soglia.
Gli alberi producono polline da gennaio a maggio, le graminacee da aprile a fine luglio e le erbacee da luglio ad ottobre.
Le stesse piante in montagna (ad altitudini di 600-1000 metri) emettono i pollini un mese più tardi rispetto alla pianura: attenzione quindi alla scelta della data delle vacanze.

Che cosa si deve fare quando si è allergici ai pollini?
Ovviamente è impossibile evitare qualunque contatto con il polline. È però possibile limitarne i danni durante la stagione pollinica:

  • Chiudere i vetri quando si va in automobile
  • Evitare campeggi e picnic
  • Andare in vacanza in località marine, che sono meno “ricche” di pollini
  • Al calare del giorno la densità pollinica è massima ed occorre chiudere dunque le finestre
  • Salvo rare eccezioni le persone allergiche possono coltivare o tenere in casa i fiori senza pericolo poiché i pollini dei fiori colorati e odorosi si propagano pochissimo nell’atmosfera
  • Il miele può contenere allergene di polline al quale una persona allergica può reagire
  • Evitare la campagna ed i luoghi in cui l’erba è stata tagliata di recente
  • Le condizioni del tempo influiscono sulla concentrazione dei pollini nell’aria: quest’ultima aumenta nelle giornate ventose, ma anche quando vi è un clima caldo (25°-30° C) e con un’umidità relativa del 60-90%

Ricordare infine che esiste un’allergia crociata tra pollini ed alcuni alimenti. Tra le associazioni meglio conosciute vi sono:

  • artemisia e sedano
  • betulla e mela, ma anche pesca, albicocca, carota e sedano
  • ambrosia e melone e banana
  • graminacee e pomodoro e, in misura minore, arachidi.

Sintomi principali
Con l’avvento della stagione primaverile ha inizio la patologia allergica da pollini, caratterizzata da una serie di sintomi come rinite con abbondante secrezione di muco limpido (rinorrea acquosa), salve di starnuti, irritazione nasale con gradi variabili di ostruzione respiratoria. Alla rinite si associa spesso la congiuntivite, caratterizzata da intenso arrossamento congiuntivale e prurito oculare. Una lacrimazione più o meno abbondante può essere conseguenza sia della congiuntivite che della rinite. Una percentuale piuttosto elevata di adulti allergici ai pollini soffre anche di asma (in alcune statistiche il 70%), mentre nei bambini l’asma da allergia ai pollini è molto più rara.
La frequenza di allergia al polline in età pediatrica varia, a seconda delle statistiche, dal 10 al 20% ed è comunque in aumento rispetto al passato: le patologie allergiche sarebbero addirittura raddoppiate nel corso degli ultimi 10 anni.

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